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Bioarchitettura e yoga: progettare edifici seguendo linee guida sostenibili per l’ambiente e lo spirito di chi le abita

di Laura Solieri

Caterina Bondi, 34 anni, di Mirandola, nella vita insegna yoga e fa l’architetto, due attività apparentemente molto diverse tra loro ma non per lei. “C’è una branca dello yoga che si chiama Vastu Purusha e prevede la progettazione di edifici seguendo linee guida sostenibili per l’ambiente ma anche per lo spirito di chi le abita. Quindi, per me le due attività sono perfettamente integrate”.

Il nome spirituale di Caterina è Kandala, un termine sanscrito che significa seme del fiore di loto, nome che le è stato donato da una monaca indiana che le ha insegnato la sua meditazione personale.

“Ho iniziato ad interessarmi allo yoga durante gli anni dell’università, prima con video che tentavo di emulare, poi provando alcuni insegnanti che però non mi convincevano, finché non ho trovato la persona giusta, un’insegnante che seguo tuttora. Dopo alcuni anni di pratica con lei, ho capito che desideravo approfondire ancora di più la mia pratica e la filosofia che sta dietro al sudore sul tappetino e mi sono iscritta ad una scuola di Firenze, Samadhi, scuola di formazione di yoga e meditazione; inizialmente credevo che il corso sarebbe servito solo a me, per entrare meglio nella mia pratica e non pensavo che l’avrei mai insegnato, poi invece ho avuto l’occasione ed eccomi qui. Nel frattempo, ho frequentato altri corsi e mi sono specializzata e oltre all’Hatha yoga insegno anche yoga in volo, che è molto coreografico, per il quale si utilizza un tessuto per fare asana (posture) di yoga aeree”.

Caterina insegna anche yoga in gravidanza e post parto, “inoltre, mi sono innamorata di tutto un mondo olistico che viaggia parallelo alla pratica e così per mia vocazione mi sono formata come operatrice olistica per trattamenti con campane tibetane e gong e ho una formazione in cristalloterapia, tutti mondi sottili che possono entrarci dentro ed aggiustarci nel profondo. Di tutte queste discipline, mi piace il fatto che ci portano dentro noi stessi, ci aiutano a capirci e migliorarci, anche attraverso conflitti interiori, che però servono a farci evolvere nel percorso della vita e a trasformarci in esseri migliori”.

Caterina si definisce ecoarchitetto o bioarchitetto, vista la specializzazione universitaria ed il suo successivo approccio ecologico e bioclimatico all’architettura; ha una particolare attrazione verso materiali naturali, per i quali ha fatto diversi workshop e che cerca di portare nel suo lavoro.

“Primo fra tutti il legno ed il suo utilizzo strutturale per le case ecologiche e poi i materiali come la paglia e gli intonaci in terra cruda – ci spiega – Il progetto al quale sono più legata è sicuramente il primo, da giovane architetto, un ampliamento abitativo con struttura in legno, nel quale siamo riusciti ad inserire anche molti aspetti impiantistici per rendere l’abitazione quasi completamente autonoma. In questo progetto, ho studiato tutti i dettagli personalmente, analizzando anche le stratigrafie delle pareti.

Abitare sostenibile non vuol dire per forza costruirsi una casa nuova con tutti gli accessori e le caratteristiche di una casa sostenibile, ma si può sempre sistemare, ristrutturare e mantenere un’abitazione per renderla migliore a livello di risparmio energetico, di rispetto ambientale, penso che un piccolo sforzo da parte di tutti, anche in questo campo, possa fare la differenza. Il comportamento virtuoso di ognuno dovrebbe passare anche dal comportarsi virtuosamente nella propria abitazione, rendere virtuoso il proprio organismo edilizio, anche con un piccolo sforzo, che può, ad esempio, solo essere la sostituzione dei serramenti, e fortunatamente ci sono anche gi incentivi statali per farlo!

Credo che la nostra regione, insieme a Toscana e Veneto, sia tra le più evolute in ambito di costruzioni sostenibili – conclude Caterina – Il nostro sistema si sta muovendo verso l’applicazione di direttive sempre più ecologiche, il problema è che c’è ancora la possibilità di un’alternativa meno costosa e meno virtuosa, e penso che la pubblica amministrazione dovrebbe essere più rigida nel dare dettami e regole e che i cittadini dovrebbero essere più ligi nel rispettarle, senza cercare una scorciatoia per aggirare la questione”.

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