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Viaggiare lenti alla scoperta della vita

I cammini di Simone Frignani e il significato formativo della strada che ridà spazio e tempo alla cura dell’anima

Ai nostri giorni, il “viaggiare con lentezza” può sembrare un anacronismo. Eppure la nostra società, oggi più che mai, ha bisogno di lentezza. Il cammino, in questo senso, è un’autentica scuola di vita a partire dalla preparazione dello zaino, esperienza di essenzialità. Ne abbiamo parlato con Simone Frignani, 45 anni, di Maranello, insegnante di Religione alle scuole elementari, amante della bicicletta e delle escursioni a piedi. Autore di diversi libri, per la casa editrice Terre di mezzo ha pubblicato le guide “Il Cammino di San Benedetto” (2012); “Italia Coast to Coast” (2014), “La Via Romea Germanica” (2016). Nel 2014 è stata anche pubblicata l’edizione in tedesco della sua prima guida (“Der Benediktweg”, Tyrolia Verlag).
La preparazione dello zaino come esperienza di essenzialità
“Quando decidi che cosa mettere dentro lo zaino, sai che tutto pesa: per questo devi eliminare spietatamente il superfluo e capire di che cosa avrai davvero bisogno –. esordisce Simone – In una società dominata dalla superficialità e dall’inutile, questo esercizio serve per capire che nella vita si può fare a meno di tantissime cose. Poi, una volta partiti, impariamo ad ascoltare i ritmi del nostro corpo, e comprendiamo che per gustare appieno luoghi e incontri è imprescindibile viaggiare con lentezza. In un mondo dominato dalla velocità, regolato dall’orologio e dalla frenesia del “tutto e subito”, il cammino ci riconduce ai giusti ritmi, e ci permette di assaporare fino in fondo la bellezza che è dentro e intorno a noi. Camminare con lentezza, lasciando da parte ansie e frenesie, ci permette di vivere una vita piena e riconquistare spazio e tempi da dedicare alla cura dell’anima”.
In viaggio nel mondo e la svolta verso il pellegrinaggio
Simone è cresciuto nel gruppo scout di Formigine, dove ha conosciuto il valore delle cose conquistate da sé, passo dopo passo. “Ho appreso il significato formativo della “strada” e l’importanza dell’essenzialità – ci racconta -. Cresciuto, ho continuato a coltivare la passione per il “viaggio lento”, a piedi e in bicicletta. Dopo una laurea in Biologia, mi sono trasferito in Spagna, dove sono entrato in contatto con la cultura del pellegrinaggio. Ho avuto anche la fortuna di poter viaggiare nel mondo: Medio Oriente, Asia, Africa, America Latina. Quello che soprattutto ricercavo nei viaggi era il contatto con le persone, fonte inesauribile di arricchimento umano. La svolta verso il pellegrinaggio arrivò nel 2008, durante un viaggio a Monte Athos, in Grecia. Il camminare lungo antichi sentieri bizantini, soggiornando in monasteri che da più di mille anni custodiscono il cuore del monachesimo orientale, mi stimolò una vivace curiosità per il monachesimo. Fu così che l’anno seguente, cominciai a realizzare un percorso che toccasse i principali luoghi della vita di San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa e Padre del monachesimo occidentale. Prendeva in tal modo forma il Cammino di San Benedetto, a partire dal 2012 proposto ad un ampio pubblico attraverso la pubblicazione di una guida Terre di mezzo”.
I cammini italiani e la loro accessibilità
Il successo di questo cammino, insieme alla più generale crescita dei cammini italiani, ha convinto Simone a dedicarsi, con ancora maggiore assiduità, alla diffusione della cultura del Cammino nel nostro Paese. Così nascevano, uno dopo l’altro, anche Italia Coast to Coast, una traversata dell’Italia dall’Adriatico al Tirreno, e La Via Romea Germanica dal Brennero a Roma, indicata in documenti del Duecento come “melior via” per la Città Eterna.
“L’ultimo cammino di cui mi sono occupato, la Via Romea Germanica, è un percorso dal nord della Germania a Roma, descritto in documenti del Duecento come “migliore via” per Roma – spiega Frignani -. La percorsero infatti la maggior parte dei pellegrini che raggiunsero Roma per il primo Giubileo della storia, quello del 1300. Un accurato studio storico promosso dall’antropologo Giovanni Caselli ha reso possibile identificare un percorso che rispecchia il più fedelmente possibile l’itinerario storico. Tale itinerario, adattato alle esigenze dei pellegrini del XXI secolo in quanto a sicurezza, è quello che ho descritto nella guida “La Via Romea Germanica” recentemente pubblicata da Terre di mezzo. Anche se mi sono limitato a descrivere il solo tratto italiano (1000 km in 46 tappe), si è trattato di un lavoro imponente, che ha richiesto circa due anni tra sopralluoghi e redazione della guida”. Simone al momento non ha in preparazione altri cammini. “Credo che in Italia i cammini già esistenti abbiano tutte le caratteristiche per poter attirare pellegrini/camminatori da tutto il mondo. A questo punto credo sia più utile che diriga i miei sforzi a far crescere nel migliore modo i percorsi che ho ideato, e la rete dei cammini italiani nel suo complesso, collaborando con le varie associazioni che si occupano di mobilità dolce. C’è ancora tanto da migliorare, ad esempio, sull’accoglienza, ancora più costosa rispetto al Cammino di Santiago. E in quanto all’accessibilità: attualmente i cammini italiani sono accessibili ai soli normodotati, ma quanti disabili vivrebbero l’esperienza di un cammino se il percorso e le strutture di accoglienza fossero adeguate!”.

Laura Solieri