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Una social table per chi ha bisogno

Il Refettorio Geminiano, da un’idea di Massimo Bottura per coniugare cibo e solidarietà

Da un anno anche Modena ha una “social table” un progetto molto più ampio, dalla visuale più ampia di una semplice idea di beneficenza. Massimo Bottura ha cominciato con Expo, è passato per Rio e ora anche nella sua città, quella in cui ha costruito la sua idea di cibo e condivisione, realizza un sogno: il Refettorio Geminiano, la cui sede è quella della Mensa Ghirlandina di via Leodoino, gestita dalla fondazione Auxilium presieduta da Lorenzo Selmi. Ogni lunedì sera 60 persone sono accolte ad una cena, preparata dagli chef dell’associazione Modena a Tavola, usando materie prime provenienti da dono, eccedenze, km 0, anche dal Mercato Albinelli, uno dei partner che ha aderito all’iniziativa, come la ditta Menù di Medolla, in collaborazione con le parrocchie, la Caritas e le associazioni di volontariato che potranno collaborare al progetto.
Socialtables@ Ghirlandina vuole essere innanzitutto un invito alla cittadinanza e alle diverse realtà presenti sul territorio a unire gli sforzi e lavorare insieme verso una comunità più inclusiva e solidale. Tante e diverse le possibilità di contribuire: ditte, privati, con donazioni, tempo e volontariato
“Non si tratta di un progetto di beneficienza – ha precisato Massimo Bottura all’inaugurazione della struttura – ma di un progetto culturale. I numeri parlano chiaro: 860 milioni di persone non hanno niente. 1.4 miliardi in sovrappeso, 1.3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato. Si parla di come sfamare la gente in futuro, senza pensare alla lotta allo spreco: questa scelta permetterebbe di sfamare le persone, senza bisogno di produrre di più: è su questo che bisogna lavorare, perché la terra ormai sta soffrendo. E questo può avvenire secondo l’idea che ho sviluppato rispondendo personalmente alla domanda, nata ad Expo, di come nutrire il pianeta. Può avvenire appunto attraverso la lotta allo spreco e grazie all’esempio che i grandi cuochi possono dare al mondo, alle persone normali, alle famiglie, ai ristoranti. Sono emiliano, sono cresciuto con la nonna che diceva di fare la scarpetta per lasciare pulito il piatto. I grandi cuochi devono prendere l’attitudine e il modo di comportarsi delle nostre nonne e dei nostri nonni. In quel modo, pescando dalla propria memoria, possono servire un pasto straordinario, brillante per lo spirito”.
Usare la propria immagine per aumentare ricchezza e prestigio, oppure per restituire al proprio ambiente una parte di questo successo: Massimo Bottura non ha esitato, ha scelto la seconda via e ha coinvolto numerosi colleghi nel progetto.