Privacy Policy
Home > A TAVOLA > L’orto condiviso che migliora la comunità

L’orto condiviso che migliora la comunità

L’arricchimento colturale e culturale che parte dalla terra

Luca Petrucci, 53 anni, packaging designer, vive a Cavazzona, frazione di Castelfranco Emilia, dove ha avviato l’interessante progetto dell’orto naturale didattico condiviso, nato nel 2013 grazie alla sensibilità dell’assessore all’ambiente del Comune di Castelfranco Emilia e dell’associazione di volontariato La Città degli Alberi. “Mi sono appassionato alla natura e al vivere sostenibile più di 40 anni fa, quando con mio padre ho cominciato a coltivare un orto in modo naturale mentre tutti usavano concimi chimici, diserbanti ed insetticidi – racconta Luca -. Ho così potuto, negli anni, leggendo la natura e facendo tanti errori, imparare a realizzare un orto senza vangare, zappare, innaffiare e addirittura anche senza seminare. Nel 2013, dopo che ormai più di 200 persone avevano visitato il mio piccolo orto di 300 metri quadri, ho deciso che dovevo trasmettere non solo la mia passione ma anche le mie competenze ad altre persone. Grazie al lavoro sinergico con l’amministrazione comunale, ora gli orti urbani naturali di Castelfranco sono ben tre e altri sono in progettazione. Il primo orto urbano comunale è nato a Cavazzona grazie anche all’attiva collaborazione con l’Istituto Agrario ed Eno-gastronomico “Lazzaro Spallanzani” – spiega Luca -. All’inizio pensavo che non più di 12 famiglie avrebbero scelto di partecipare a questo progetto: nel 2017 sono ben 44 quelle che hanno aderito. Essendo un orto didattico, non solo impariamo tutti i giorni attraverso lo scambio di esperienze ma periodicamente i bambini della scuola primaria di Cavazzona visitano l’orto per osservare, seminare, trapiantare e piantumare. Dopo le esperienze nell’orto alcuni bambini hanno chiesto ai loro genitori di aderire al progetto e oggi vengono insieme alle famiglie a coltivare una porzione di terra”.
All’interno dell’orto non esistono recinzioni per cui adulti e bambini si possono muovere osservando le diverse aiuole coltivate da persone con diverse esperienze. “Infatti, il 20% delle famiglie partecipante sono di origine non comunitaria, e portano quindi il loro sapere e i loro sapori attraverso le sementi di piante a noi sconosciute. È’ un’opportunità di arricchimento colturale, culturale e di vera e propria integrazione. Gli orti urbani a Castelfranco Emilia sono il simbolo di una comunità che cresce. Sono tante e diverse le piante che vengono coltivate tutte seguendo l’andamento stagionale senza forzature di nessun tipo”.
L’orto si estende su 4000 metri quadri ma la parte coltivata è di circa 2500, una porzione significativa. “La superficie non coltivata viene utilizzata come arena verde dove abbiamo messo a dimora delle piante di frutti antichi e c’é anche uno spazio con panche, tavoli e attrezzature per cucinare all’aperto – illustra Luca -. Nell’arco dell’anno gli ortisti organizzano diversi eventi nell’arena verde, nel corso dei quali ogni famiglia condivide il cibo cucinato secondo le proprie tradizioni e la festa, senza dover prendere un aereo, diventa anche un viaggio attorno al mondo! L’esperienza dell’orto non nasce tanto dall’esigenza di riavvicinarsi all’autoproduzione del cibo ma più che altro è un’esperienza di comunità sicuramente difficile e impegnativa come sfida ma anche molto gratificante!”.

Laura Solieri