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L’incanto della città lo raccontano i suoi muri

Parla Alessandro Mescoli, agitatore culturale, nomade della via Emilia

Il suo attivismo culturale ed il volontariato gli hanno permesso di fare tante esperienze, molto belle. Alessandro Mescoli, classe 1979, di Castelnuovo Rangone, tecnico sanitario di radiologia medica, lavora presso l’Unità di Medicina Nucleare del Policlinico di Modena ed è docente a contratto di Medicina Nucleare per l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Oltre a questo, Alessandro è un vero e proprio agitatore culturale, una persona curiosa e informata che si spende per la promozione culturale e artistica del territorio. “E’ stato l’amico pittore Andrea Chiesi alla fine di una chiacchierata in un pomeriggio a dirmi: “Tu sei uno di quelli che negli anni Novanta si chiamavano agitatori culturali” – racconta Alessandro -. Qualche anno fa, dopo la collaborazione con lo scultore Andrea Capucci, semplicemente ho deciso di attivarmi e di realizzare alcune esperienze riguardo la valorizzazione e promozione dei giovani artisti. L’arte permette di indagare molti fenomeni complessi della vita; temi come la memoria, la rappresentazione, certe cause sociali, l’ambiente, l’uomo, l’oblio. L’obiettivo è sempre quello di creare gli spazi necessari affinché chi decida di affrontare un percorso artistico, possa avere il modo di raccontarlo alla gente attraverso le proprie opere. Mi interessa dare una possibilità a chi è meno in vista di altri ma ha un percorso di qualità alle spalle o nei propositi”. Pier Vittorio Tondelli ci insegna che noi emiliani siamo vittime di una sorta di nomadismo della via Emilia. “Io personalmente vivo tutte e tre le realtà, dalla bolognese alla modenese alla reggiana – dice Alessandro -. Credo che nella promozione di un territorio rimangano vincenti i centri storici, con la loro funzione di centri di aggregazione, di motori e di conservazione. Suggerire cosa visitare a Modena o a Reggio Emilia è difficile. Ormai scopri tutto su internet. Dato che la promozione turistica culturale avviene attraverso i centri storici, a un modenese consiglierei, ad esempio, di andare a Reggio per le strade basse anziché per l’autostrada o la via Emilia… Si scoprono realtà molto interessanti, una campagna e una collina bellissime. Le periferie hanno un’anima underground. L’ex San Lazzaro a Reggio Emilia continua a conservare un grande fascino. Si sta capovolgendo la situazione, ciò che è sotto gli occhi non interessa perché sembra scontato. Forse dovremmo consigliare proprio le cose note. Per Modena il mio consiglio è passeggiare, fermarsi a prendere un caffè, leggere alcune righe di un quotidiano, tutto dentro l’enorme cavedio-giardino del Palazzo dei Musei. Ogni città, anche la più sottovalutata, ha una propria dimensione dell’incanto – conclude Alessandro -. Gli ambienti, e le architetture soprattutto, finiscono per accumulare tutto ciò che hanno vissuto, lo custodiscono e ne trasmettono il fascino. Il sistema città fa sì che il suo aspetto, anche iconografico, sia la registrazione di tutte le interazioni con l’attività dell’uomo. Mi affascina la capacità che un luogo ha di riciclarsi, di rielaborarsi e di assumere nuovi ruoli. Ad esempio riqualificandosi con esperienze ed attività che prima non gli appartenevano. Infine, l’aspetto più affascinante inerente a ciò che la città rappresenta per l’uomo, lo individuo nelle possibilità che essa offre per  creare una rete. Rete di rapporti sociali, di scambio di conoscenze. Una città che favorisca la nascita di collegamenti e non di collezionisti di informazioni senza un fine, attutendone anche gli errori eventuali. Mi interessa la capacità di una città di essere contenitore”.