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La natura in un clic

Tra la pianura emiliana e i parchi di Berlino,  Chiara Spaggiari racconta i suoi boschi 

“Ho trovato su internet una stanza e un corso di lingua, mi sono messa sulle spalle uno zaino da scout e sono partita”.
Chiara Spaggiari, 32 anni, emiliana, da 5 anni vive a Berlino. “Il motivo per cui amo questa città è lo stesso per cui l’ho scelta e continuo a sceglierla ogni giorno: mi trasmette una speranza di vita”.
Dalle campagne di San Possidonio, il suo paese natale, ai boschi tedeschi, nella tasca di Chiara non manca mai la macchina fotografica, con cui immortala la vita che la circonda in magici clic.

“La pianura emiliana è nella mia mente una costante onnipresente e sicura nel suo scorrere quieto di albe, tramonti, colori; la natura a Berlino si manifesta nel miracolo di piccole o grandi oasi urbane, in contrasto – ma solo apparente – con il racconto corale di milioni di voci, sirene, musica, scandito dalla metropolitana ogni quattro minuti nell’ora di punta. Le differenzia il loro tempo, la loro frequenza” ci racconta Chiara condividendo con noi alcuni bellissimi scatti.
“Quando fotografo sono allo stesso tempo in ascolto – la natura ha un’infinità di storie da raccontare – e in ricerca, perché la risposta a una domanda arriva alle volte in modo inaspettato, quasi d’impeto, in un’evidenza impossibile da ignorare. Gli scatti vengono di conseguenza.

15-fotografia-e-natura-3Qualche giorno fa ero nel bosco che costeggia il Müggelsee, uno dei tanti laghi di Berlino. Delle tante cose che ho visto ne ho trattenuta una, in foto e sulla carta scrivendo queste poche parole: se esistono persone che hanno ancora voglia, dopo tanta strada, di fare insieme un passo, e un altro ancora senza bisogno di parole non dovrebbero più raccontarci che l’amore non esiste.
Quando fotografo una persona per mio piacere, l’obiettivo è farle abbassare le difese, la soggezione della macchina fotografica – conclude Chiara -. Mi piace cogliere un’espressione libera da quelle inibizioni che irrigidiscono i tratti, e pensare che nel mio scatto una persona a distanza di anni possa riconoscersi tutta intera, in un’armonia fatta di fisicità, emozioni, vissuto. Gli alberi, così come la natura in generale, si mostrano nella loro interezza; non c’è una bellezza univoca o uno standard a cui aspirare, le imperfezioni diventano preziose tracce del decorso naturale delle cose. È in entrambi i casi un dialogo che si sviluppa però su binari diversi, per arrivare allo scatto da cui inizia una nuova storia da raccontare. In questo racconto, il colore è per me un elemento di comunicazione a più livelli, tra la natura e me stessa innanzitutto, e tra il mio scatto e chi osserva. Se c’è, è fondamentale: ma ci sono storie che possono esistere solo nell’assenza di colore”.

Laura Solieri

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