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Il viaggio interiore insieme a Fido e Felix

Alda Grossi, veterinaria omeopata, ci racconta come capirsi attraverso il proprio animale

È possibile fare un viaggio introspettivo attraverso il proprio animale?
Fin dalla notte dei tempi, gli animali hanno rappresentato archetipi della psiche umana, finanche esseri spirituali che guidavano negli stadi di trance o nei sogni. Basti pensare alla tradizione sciamanica o all’importanza che rivestivano gli animali nella cultura indoamericana, o nelle fiabe e non solo. Il viaggio introspettivo mediante l’animale, portato ai giorni nostri, si può far partire dalla scelta della specie animale domestica effettuata: cane, gatto, coniglio, cavallo, iguana, serpente: “Dimmi cosa scegli e ti dirò chi sei” recitava un vecchio adagio, e a riguardo invito il lettore a documentarsi e a ricercare materiale informativo in merito, poichè troverà sicuramente informazioni utili per il viaggio verso la conoscenza di sè stesso.
Qual è la possibile relazione tra i disturbi dell’animale e la vita del proprietario?
Anche i disturbi dei nostri animali possono arrivare in taluni casi a costituire un buon punto di riferimento per il nostro viaggio interiore. Con la stretta convivenza tra uomo e animali domestici, sta diventando sempre più frequente constatare che sia ‘Fido’ che ‘Felix’ soffrono di problemi simili, se non analoghi, ai loro proprietari. E’ pur vero che gli animali che vivono a stretto contatto con l’uomo finiscono per essere sacrificati come i loro proprietari: alimentazione industriale, scarsa libertà di movimento e di socializzazione. Mediamente, purtroppo, è la frenesia che ce l’ha vinta su tutti!

Anche a livello di patologie la situazione è così sovrapponibile?
Si, sempre più spesso si assistono a patologie croniche anche in ambito veterinario, a scapito dei fenomeni acuti, che si possono riassumere in casi da pronto soccorso nella maggior parte. Ciò ricalca pienamente la pediatria, ma del resto gli animali da sempre fanno da indicatori biologici, e dovremmo assolutamente rivedere alcune regole di vita quotidiana, riprendere contatto col buon senso dei nostri nonni e con la natura, essenzializzandoci.

Essenzialità… cosa intendi?
Eh, bella domanda! Intendo non antropomorfizzare gli animali per esempio. Ritornare ad un naturale ordine delle cose. Nel mio settore trovo in deciso aumento le situazioni in cui gli animali domestici entrano nella relazione umana “in vece di” qualcosa o qualcun’altro. Chiaramente le persone non sono quasi mai consapevoli delle motivazioni che stanno dietro alla scelta di quel dato animale piuttosto che un altro, e con l’animale in questione nasce una relazione così stretta ed intima che frequentemente porta l’animale stesso a presentare disagi di varia natura, talvolta ad ammalarsi anche gravemente delle stesse patologie croniche o subcroniche del proprietario (o del nucleo familiare) stesso.
E com’è possibile tutto ciò, come lo spieghi? Come ti comporti quando scopri che i pazienti animali presentano le patologie dei proprietari?
La teoria dei campi morfici di risonanza del Prof. R.Sheldrake, può spiegare come gli animali (e non solo) possano entrare in risonanza con le nostre sfere psichiche fino a quelle più inconsce. La Medicina Tradizionale Cinese (MTC), come anche altre discipline, mostrano quali siano le problematiche “inconsce” (psico-emozionali) che sottostanno alla concretizzazione dei sintomi fisici, dimostrando l’importanza dell’autoconsapevolezza dell’individuo ai fini di una vita in salute. Pertanto, coerentemente con la missione di ogni medico veterinario (curare gli animali per la salute dell’uomo), mi adopero a “mettere ordine”, ossia chiarire ai proprietari quanto e cosa è di reale pertinenza dell’animale e quanto invece appartenga all’ambiente in cui esso vive.

Puoi farmi esempi di casi clinici di questo tipo?
Mi viene in mente la storia di Z., un west island terrier femmina di 3 anni, con enterite linfoplasmacellulare. Nonostante il fascicolo di esami clinici e la relativa anamnesi, in visita ho trovato che lo stato clinico di Z. non fosse così tanto compromesso. Ciò mi ha spinto a sondare sulle dinamiche umane delle proprietarie, nella relazione madre-figlia. Infatti, semplificando per ovvie ragioni di sede, sembra che le disfunzioni intestinali siano nella maggior parte connesse alla relazione materna. Mi comunica la proprietaria che lei era in analisi da oltre 10 anni poichè “non digeriva il fatto di essere stata data in adozione”. La vitalità di Z. nonostante i seri problemi clinici, mi colpiva, così come il suo buono stato generale. Come previsto, Z. si è ristabilita in pochi giorni di terapia ed alimentazione adeguate, ma ogni tanto, ripresentava i sintomi di vomito e diarrea. La proprietaria allarmata mi ha ricontattato e dopo un’attenta analisi degli episodi diarroici di Z. ci siamo rese conto che erano tutti concomitanti a situazioni di disagio che viveva l’umana. La proprietaria ha proceduto, su mio suggerimento, contattando un comunicatore interspecie e poi una psicologa che si occupa di varie discipline fra cui la psicobiometagenealogia. Ha iniziato un percorso che l’ha portata a risolvere il conflitto di vita che inconsciamente aveva tentato di risolvere con Z., alla quale guarda caso ha dato un nome che significa “Vita”. Dal canto suo, Z. è guarita definitivamente.