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Il Cammino: una piccola rivoluzione contro la logica del mondo-di-fretta

Simone Frignani, 47 anni, è insegnante di religione ed abita a Maranello, il paese delle Ferrari. “Malgrado la mia provenienza, non amo la velocità – sorride Simone – Al contrario, per interesse, passione o vocazione, mi occupo di viaggi lenti, più conosciuti come Cammini: percorsi tematici o storici da affrontare a piedi o in bicicletta”. A partire dal 2010, Simone ha realizzato il Cammino di San Benedetto, un percorso che tocca i luoghi più importanti della vita di san Benedetto da Norcia; in seguito ha creato Italia Coast to Coast, un itinerario attraverso l’Italia dall’Adriatico al Tirreno. “Mi sono inoltre occupato della Via Romea Germanica dal Brennero a Roma, e della Via degli Dei, un percorso escursionistico tra Bologna e Firenze che supera l’Appennino seguendo il tracciato di un’antica strada romana”. Per ognuno di questi Cammini, Frignani ha scritto un libro-guida pubblicato da Terre di mezzo: “il mio impegno a favore dei Cammini, pur notevole, è ampiamente compensato dai benefici che ne traggo sul piano personale – ci racconta Simone – Ormai non esiste parte d’Italia dove non sia conosciuto e accolto come un amico dai tanti camminatori che seguono i percorsi che ho ideato e contribuisco a promuovere. Credo profondamente nel valore spirituale ed umano del Cammino, per vari motivi – dice Frignani – Il Cammino ristabilisce il giusto peso delle cose, migliora la socialità, rende più attenti al mondo e alle persone, insegna a procedere per obiettivi. Inoltre ci restituisce il valore del tempo. Viviamo in un mondo sempre più frenetico, schiavizzati dall’orologio. La logica de “il tempo è denaro” finisce per spersonalizzare l’uomo, rendendolo simile a una macchina”.
Alla base del successo riscontrato dai Cammini negli ultimi anni, sta forse proprio la necessità di riprendersi tempo per sé stessi. “Certo, il processo richiede un po’ di tempo: siamo talmente avvezzi a correre, che anche quando partiamo per un Cammino ci portiamo dietro le nostre ansie. Il primo giorno è il più duro. Il secondo giorno siamo già più socievoli, dal terzo ritroviamo il piacere di fermarci a parlare con le persone. Dopo una settimana di Cammino, le tabelle di marcia non t’interessano più: arrivare all’una o alle tre del pomeriggio non fa poi molta differenza. Cominci a stare bene, sei in pace con te stesso e con gli altri. Impari a gustare ogni singolo istante del Cammino, la vita riprende sapore. Il Cammino è una piccola rivoluzione: contro la logica del mondo-di-fretta, dominato dalla superficialità, la lentezza tipica di un Cammino permette di andare in fondo alle cose –conclude Frignani – Se prima vivevi il mondo come in una cartolina, ora lo vivi da dentro. Cominci ad assaporare i dettagli, a godere delle piccole-grandi cose: fermarti a chiacchierare in una piazza di paese, osservare lo spettacolo eterno della natura, meravigliarti di fronte a tutto ciò che nel mondo-di-fretta ti poteva sembrare insignificante. Allora acquistano un senso il volo di una farfalla, il verde dei prati, lo sbocciare di un fiore, il sorriso di un bambino”.

Laura Solieri