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Il cammino come immersione

“Sui passi di Francesco” racconta un viaggio per affrontare se stessi

Un cammino a piedi durato sette giorni tra Umbria e Toscana, che sei compagni di viaggio decidono di intraprendere, sulle orme di Francesco, ognuno in base alla propria motivazione. Durante il percorso si incontrano anche misteriosi animali che forse esistono veramente, o forse sono solo nella mente di chi li avvista: come oracoli o guardiani di soglia, consentiranno al protagonista di accedere a nuove dimensioni della propria interiorità, fino alla possibilità di confrontarsi con se stesso. Questa è la trama dell’interessante libro “Sui passi di Francesco” (Ediciclo editore) del sassolese Diego Fontana, che sta riscuotendo grande successo.
“Questo cammino non è stato il primo che ho affrontato e mi auguro non sia l’ultimo. Ci sono libri meravigliosi su come prepararsi a vivere l’esperienza di un cammino, che è quasi un rito officiato a se stessi, un’auto-iniziazione in cui si è contemporaneamente iniziati e iniziatori – ci racconta Diego – Uno di questi, per esempio è Alzati e cammina, di Luigi Nacci. Ho riflettuto parecchio sulle parole di Luigi Nacci, che credo abbia realizzato un vero e proprio unicum, perlomeno per quanto riguarda l’Italia: un testo ipnotico, in cui si trapelano echi antichissimi di riti e voci ancestrali di maestri. «Esci di casa lasciando la porta aperta» propone Luigi, per esempio. «Fallo e basta, esci di casa con la porta aperta e stai via per qualche ora». Oppure: «Scegli una direzione e mantienila, superando qualsiasi ostacolo». Sono esercizi di preparazione all’esperienza del cammino, servono per rieducare se stessi all’imprevisto, al non programmabile, al rischio. Che, del resto, Hillman ci indica come il luogo privilegiato in cui abitano gli dei. Una vita che esclude il rischio e la possibilità di commettere un errore, è una non vita. Ecco, è questa la cosa che più mi piace di un cammino: se è un vero cammino, e può esserlo solo se tu lasci che lo sia, è un tuffo nella vita, un’immersione nell’esperienza della vita. In un cammino il paesaggio cessa di essere solo la distanza asettica che separa la partenza dall’arrivo e ritorna ad avere relazioni con noi: torna a essere non già uno spazio, ma un luogo in cui sperimentare emozioni. Non più mappa che scorre digitalizzata su un navigatore che ci redarguisce se sbagliamo strada, ma di nuovo territorio. Un passante non è più solo una macchia di colore che scompare in fretta oltre i finestrini dell’auto, ma uno sconosciuto che puoi conoscere, con cui puoi – anzi devi – entrare in relazione. Gli devi chiedere indicazioni e forse anche un po’ d’acqua. È la legge del cammino. E l’albero di mele non è un punto su una mappa, ma la ricompensa dopo ore di salita rovente, un premio, un prodigio, persino – se vuoi – un genio del bosco a cui dedicare un ringraziamento che il gheppio gli recapiterà.

Che incontri hai fatto lungo i tuoi cammini?
Camminando, scopri persone che ti domandando se sei stanco, ti offrono da bere, ti chiedono se vuoi un fico del loro giardino. Trovi sconosciuti pronti a regalarti i propri bastoni della tenda, pur di aiutarti a proseguire. Ricordo, sulla Via Degli Dei, una sconosciuta che vedendoci in tarda serata stanchi e affamati e senza nessuna possibilità di mettere qualcosa sotto i denti, materializzò i sontuosi avanzi di una grigliata terminata solo poche ore prima, senza chiederci chi eravamo, né da dove venivamo. Un’esperienza di questo tipo non mi era mai accaduta prima, nel resto della vita, e la considero un prodigio, un evento che appartiene alla dimensione dello straordinario. Eppure è straordinario perché non prevediamo più possa accadere. Perché le mappe con cui cataloghiamo la vita escludono questa esperienza dagli accadimenti ordinari. Ma a me è accaduto, e quella sconosciuta evidentemente ha trovato che il suo fosse un comportamento normalissimo. Ecco, di nuovo, il territorio che si prende la propria rivincita sulla mappa. Quando sei ai piedi tutto entra in relazione con te. Un cespuglio di rovi può essere il nascondiglio di more provvidenziali, che saranno la tua merenda del giorno. Un airone bianco, solitario nel Tevere, potrebbe essere un messaggero muto che annuncia una qualche verità che tu devi decrittare.

Cosa emerge dal confronto con te stesso fatto in questa esperienza?
Spero che emerga un essere umano. Una persona un po’ più consapevole, un po’ più pronta a sperimentare, ad accogliere, a chiedere. Più predisposta ad abbracciare e meno a dividere e suddividere. Più disposta a cercare il nemico dentro di sé, che nell’altro. Sarebbe già molto. Il motivo del libro, in fondo, è tutto lì.
Il libro è disponibile in libreria e online sui principali siti (Feltrinelli, Mondadori, IBS, Amazon).