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Fermarsi a chiederci cio’ di cui abbiamo veramente bisogno

Cercare ciò che è umanizzante, per crescere come persone

A partire dagli studi della cosiddetta “psicologia ecologica” che indaga il modo in cui i diversi contesti di vita, anche ambientali, influenzano il comportamento degli individui, è noto che essi agiscono non solo su aspetti del comportamento ma anche a livello motivazionale e simbolico. Ne abbiamo parlato con la psicologa psicoterapeuta Marilisa Ruini, 38 anni, di Sassuolo, che ci fa notare quanto, se “guardata dall’alto”, nel suo insieme, una città possa apparire un luogo caotico,  frenetico, a volte insensato, e lo stesso può valere per molti di noi, nella percezione della propria quotidianità, in cui ci si sente strozzati da troppe cose in ritmi serrati.

“Oggi molti sono gli “elogi alla lentezza”, i richiami a riconquistare “ritmi più naturali” – commenta Marilisa – Sicuramente piccoli gesti quotidiani aiutano a creare spazi di benessere che incidono positivamente sulla qualità della propria vita, come scegliere ogni tanto una strada più panoramica anche se allunga di 3 minuti il percorso, o fare un breve spostamento a piedi anziché in auto. L’ambiente che ci circonda manda impulsi al nostro cervello e su questi costruiamo il nostro modo di sentire e sentirci. Ma ancor più “rivoluzionario” nel nostro modo di viverci, noi stessi e l’ambiente che ci circonda, è il fermarsi. Fermarsi a chiederci ciò di cui abbiamo veramente bisogno, imparare a distinguere tra ciò che ci lascia svuotati o intasati, da ciò che ci nutre. Coltivare, anche nel rapporto con l’ambiente circostante, fattori qualificanti la persona, cercare ciò che è “umanizzante”. Alcuni fattori deteriorano non solo la qualità del nostro vivere, e del vivere il nostro ambiente, ma noi stessi come persone.  In questo senso non esistono ricette o manuali assoluti validi per tutti, ognuno troverà i suoi gesti, le sue scelte, piccole o grandi che siano. Questo possiamo fare – consiglia la psicoterapeuta – Partire a fare ordine, scartare  comportamenti che sono per noi tossici, e creare quindi spazio per quelli che ci danno la possibilità di crescere come persone”. Perché la città, grande o piccola che sia, è un sistema complesso, in cui a volte l’essere umano, la persona, può avere l’impressione di scomparire, di essere inserito in qualcosa che lo governa e lo modella in modo passivo. “Il punto è proprio fermarsi –sottolinea Ruini – uscendo da certi schemi o automatismi che si innescano magari condizionati anche da alcuni elementi del “sistema città “, per darsi la possibilità di trovare nelle diverse componenti dello spazio urbano ciò che più ci nutre e corrisponde”.

Un libro su tutti che per Marilisa racconta al meglio la città è un libro per bambini: Nella nebbia di Milano, di Bruno Munari. “L’autore con le sue parole delicate e a volte surreali, l’uso dei materiali e delle forme, il contrasto fra i toni del grigio e i colori accesi, accompagna il lettore ad immergersi in questa metropoli, rallentata dalla presenza della nebbia, e nel tragitto il lettore arriva a trovare uno spazio colorato e di gioco, per poi tornare a casa accompagnato nella tranquillità del parco di nuovo immerso nella nebbia. Questo testo già dalla sua prima lettura mi ha fatto sorgere molti interrogativi sul rapporto uomo e città, e nelle pagine ho trovato sia lo spazio della creatività che della possibilità insita nella scelta che ogni persona può attuare, sia la pacificazione che il saper sostare nelle cose che ci circondano (qui gli agenti atmosferici) può offrire”.