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Curare con la musicoterapia

Che cos’è e perché è utile: lo abbiamo chiesto all’esperta Cristina Piras 

Cristina, educatrice, musicoterapista, musicista e compositrice, realizza progetti di terapia musicale per gruppi o singoli. Le abbiamo chiesto di parlarci di questa tecnica, molto utile per produrre cambiamenti nella salute emotiva e/o fisica della persona.

Che cosa si intende per musicoterapia?
La musicoterapia è l’applicazione del suono a scopi preventivi e/o riabilitativi, nella sua entità individuale o nelle sue infinite possibilità organizzative melodiche, armoniche e ritmiche. Può intervenire in tutti quei contesti in cui sia necessario entrare in relazione con un individuo che, per le ragioni più svariate, non può realizzarsi su un piano verbale.
Cerco di essere più esplicita: le parole, in quanto organizzazione di simboli/suoni, portano con sé un significato condivisibile se il ricevente è in grado di decodificarlo e di utilizzarlo a sua volta.
Questo non avviene con la musica che, invece, ha un forte potere evocativo e riesce a ‘comunicare’ con l’interlocutore e stimolare delle ‘risposte’, a prescindere dalle competenze e conoscenze musicali dello stesso.
Su quali tipi di soggetti viene utilizzata e che valenza ha nell’infanzia?
L’uso della musicoterapia trova applicazione a tutte le età, dal periodo della gestazione fino al capolinea della vita, quando fanno il loro indesiderato ingresso malattie degenerative quali il Parkinson o l’Alzheimer.
Nell’infanzia, la musicoterapia ha una forte valenza quale ausilio alla didattica: io la uso efficacemente per accelerare il processo mnemonico e l’apprendimento delle sequenze numeriche delle tabelline in età scolare e pre-scolare (ho scritto un libro a riguardo: “Canto, quindi… conto!” ed. Vallescrivia), ma anche per l’acquisizione ed affinamento di competenze fonetico/linguistiche, ma può essere usata anche come strumento predittivo nei casi di DSA.
Esistono colleghi che usano la musicoterapia con bambini autistici o con altri deficit a carico del sistema cognitivo, aprendo un varco comunicativo che altrimenti rimarrebbe inesplorato e andrebbe definitivamente “perso”.
Tenete presente che i bambini tendenzialmente sono molto incuriositi dalla musica e, inoltre, essa è una delle poche esperienze didattico/culturali che prevedono oltre lo sviluppo di un’attenzione uditiva superiore, la promozione del movimento, un aspetto molto caro ai bambini!
I bambini amano muoversi, saltare, correre; è dal movimento che prende avvio l’apprendimento. Non è un caso che nell’esposizione della teoria delle intelligenze multiple, Gardner parli di intelligenza cinetico/corporea. Sembra un paradosso, ma la musicoterapia interviene positivamente anche su bambini ipercinetici! Ebbene si, perché il movimento suscitato e suggerito dalla musica, non è mai casuale, bensì è sottoposto ad una pre-meditata e precisa suddivisione del tempo, entro cui il soggetto deve imparare a controllare i propri ‘agiti’, in musica diremmo ‘organizzare il ritmo delle proprie azioni’.
Qual è la differenza da altri tipi di terapia? Perché la consiglierebbe?
Involontariamente ho risposto a questa domanda all’inizio: la musicoterapia si differenzia da qualunque altra terapia perché parla una lingua “senza parole”. Perché consigliarla?
Non sono una brava stratega del marketing, non ho mai proposto di sottoporsi ad un trattamento di musicoterapia. Succede di incontrare persone sul proprio cammino e a volte si procede insieme sulla stessa strada per un po’, per svariati motivi: perché si percepisce che da quell’incontro si potrà capire qualcosa di più di sé stessi, perché si è spaventati dalla difficoltà del percorso o perché non lo si conosce o ancora, perché non si ricordano le indicazioni e ci si trova ad un bivio.


Per saperne di più visita il sito di Cristina: www.terapiamusicale.eu