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Anno Nuovo, lasciamo andare le vecchie abitudini

Postura e movimento: molto più che meccanica

Con il Rolfing® lavoriamo nel regno del corpo, nella gravità. Tuttavia l’essere umano è un’unità, con la propria storia psicologica, emozionale, fisica, che si rivela ad ogni gesto. Ecco perché liberare le restrizioni strutturali non produce necessariamente un cambiamento, come neanche necessariamente mostrare alla persona un miglior modo od ottenere una nuova sequenza meccanica motoria. Nella nostra pratica professionale troviamo che i modelli comportamentali possono essere cambiati tramite uno spostamento della percezione, nella consapevolezza sensoriale. E riscontriamo che il nostro lavoro produce cambiamenti psicologici e comportamentali mentre in primo luogo chiediamo un miglioramento della relazione del corpo con la gravità. La teoria del Movimento e della postura che proponiamo con il Rolfing®movement include sì la biomeccanica ma deve includere l’aspetto simbolico percettivo e soggettivo, il significato del movimento nel mondo di colui che si muove, così come l’influenza del contesto e dell’ambiente. In questo modo andiamo oltre l’allineamento strutturale, e questo rende il mio lavoro ricco e meraviglioso. La nostra verticalità è simbolo e chiave della nostra umanità e stare diritti una condizione per la nostra sopravvivenza; andare a toccare questo aspetto tocca una relazione primordiale, istintiva, che è così profonda da essere quasi invisibile, e che rimane un compito per tutta la nostra vita. Il venire a patti con la forza di gravità e lo stare diritti viene garantito dalla funzione tonica, quindi da fasce, muscoli e nervi, ma i nostri schemi motori non sono solo dentro il nostro corpo ma occupano lo spazio circostante, che demarchiamo con i nostri gesti, le nostre abitudini, e raccontano il nostro rapporto con il mondo. Nel Rolfing®Movement, cioè nel lavoro sia individuale che in gruppo sul movimento, la visione delle due direzioni, cielo e terra, ci fa trovare supporto sensoriale nella relazione con il mondo. Da una parte i piedi con i loro barocettori come nostro contatto con la terra, dall’altra l’orecchio interno e soprattutto gli occhi che “guidano” la nostra relazione con l’alto, lo spazio del cielo. Le due direzioni sono un evento percettivo con un’intenzione, un movimento verso una direzione. Per cambiare uno schema di movimento, un’abitudine, dovremo quindi lavorare sulla percezione, sia quella sensoriale del corpo ma anche sulla consapevolezza dello spazio nel quale si muove. La propriocezione è il sesto senso, ci dà il senso della posizione e del movimento dei nostri arti, il senso dello sforzo e della forza dei muscoli, il senso dell’equilibrio; solo un cambiamento della sensibilità rende sostenibile il cambiamento della postura, così come rendersi conto dei nostri pre-movimenti, micro movimenti che partono in “automatico” e che determinano i nostri movimenti più ampi. Un viaggio di scoperta che è possibile iniziare partecipando ad i miei gruppi a Modena e a Vignola, ed in primis alla mia presentazione a Modena il 15 gennaio 2018 alle h.19.

Cristina Crivellari
Rolfer